Debutterà ufficialmente domenica 30 settembre, con la raccolta del primo Magnatum Pico (il tartufo bianco di Alba e di Acqualagna), la stagione del tartufo. Contestualmente (dal 1° ottobre) partirà la caccia all’Uncinatum, la versione invernale del tartufo nero o scorzone.

Liscio, vellutato, un colore che dal crema sfuma in ocra pallido e un aroma che lo rende unico, il tartufo bianco è la specie più ricercata, tanto da raggiungere cifre da capogiro. Le condizioni per archiviare le quotazioni stellari del 2017, quando a causa della siccità il valore del pregiato fungo è cresciuto ai ritmi del bitcoin e un tartufo bianco d’Alba ha toccato quota € 7mila ci sono tutte, a partire dal clima, che la scorsa estate ha registrato una piovosità in aumento del 56%.

La macchina delle quotazioni della Camera di Commercio di Asti si metterà in moto dal 15 ottobre, ma Piero Botto, presidente ATAM (Associazione Tartufai Astigiani e Monferrini), è fiducioso: «L’annata si preannuncia buona, con quotazioni che potrebbero assestarsi tra i € 2mila e i € 2.500, rendendo il tubero fruibile a una fascia più ampia di consumatori».

La parte meridionale del Piemonte (quella in cui si concentra la maggior parte della produzione), ha registrato piogge sufficienti, anche se la presenza di aria tende a seccare il terreno. «Ci auguriamo un buon tasso di piovosità almeno fino a metà mese», commenta.

Fiducia e speranza anche ad Acqualagna, dove la quotazione di un tartufo bianco, lo scorso anno, ha sfondato quota € 5mila. Dal 1° ottobre la Borsa del piccolo centro marchigiano riprenderà le quotazioni e il mood degli operatori è molto favorevole. Intanto rimangono sul tavolo alcune questioni aperte.

Pochi giorni fa l’Associazione nazionale dei tartufai italiani ha inviato una lettera al ministro Centinaio per invocare una serie di priorità tra cui una fiscalità differenziata per imprenditori e hobbisti,                     l’ omologazione a livello regionale dei contributi versati per i tesserini di abilitazione e, su tutti, la tracciabilità della filiera.

«Bisogna arginare la corsa all’import dall’Est Europa che vengono poi rivenduti sul mercato spacciati per prodotti italiani», conclude Riccardo Germani, presidente di Assotartufai.

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