Sui mercati dello zucchero si delineano ancora scenari deflattivi, con il rischio, che appare sempre più concreto, di una cronicizzazione della crisi.

L’ISO, l’International Sugar Organization, mette in prospettiva un’altra stagione caratterizzata da un significativo surplus d’offerta, in previsione di una produzione record, a livello mondiale, di 185,2 milioni di tonnellate, in crescita dello 0,6% su base annua.

Le previsioni sulla nuova campagna, che partirà ufficialmente ad ottobre, segnalano anche un upgrade dei consumi a 178,5 milioni di tonnellate (+1,6% su base annua). Dati che prefigurano un avanzo di 6,7 milioni di tonnellate, in calo rispetto all’oversupply di 8,6 milioni dell’ultima annata, ma comunque considerevole se inquadrato nel trend storico.

Dal Market Outlook di agosto, pubblicazione trimestrale rilasciata dall’ISO, emerge anche un incremento delle giacenze globali, indicate a fine campagna 2018/19 a 98,4 milioni di tonnellate (+4,6%). Lo stock-to-use ratio, il rapporto tra scorte e impieghi, l’indicatore più attenzionato dai traders, sale al 55,1%, dal 53,6% del 2017/18, dando solidità alle aspettative ribassiste.

Nel frattempo, L’ISA Dairy Price, benchmark ottenuto dalla media dei primi tre contratti future “Sugar n. 11” all’ICE di New York, uno dei maggiori mercati dei derivati sulle commodity, ha toccato nei giorni scorsi il minimo dal dicembre 2007.

Va tuttavia evidenziato che il dato forecast sull’output mondiale calcolato dall’ISO incorpora situazioni fortemente differenziate, con incrementi in India e Tailandia e riduzioni in Brasile (-10%, a 34,2 milioni di tonnellate) e nell’Unione Europea.

Riguardo ai Paesi UE, il CGB, l’associazione francese dei bieticoltori, stima quest’anno una contrazione di 1,5-2 milioni di tonnellate, rispetto ai 21 milioni abbondanti archiviati nel 2017/18.

Un risultato che gli analisti attribuiscono agli effetti del clima, con l’eccezionale ondata di caldo e la prolungata siccità che hanno compromesso le rese in tutti i principali poli produttivi europei, rappresentati da Francia, Germania, Polonia e Regno Unito.

In Italia, dove sono attivi solo tre zuccherifici, i primi dati di consegna indicano buone performance quantitative, riferisce una nota dell’ANB, l’associazione nazionale bieticoltori, che segnala però alcuni problemi fitosanitari.

Le attuali circostanze sembrano invece suggerire un calo produttivo in Francia, dove l’ITB (Technical Beet Institute) pronostica un livello medio di resa di 13,6 tonnellate per ettaro, contro le 16 tonnellate di un anno fa, a parità di superfici investite (484mila ettari).

Ancora incerto il bilancio dei raccolti in Germania, dove emergono situazioni differenziate a seconda delle regioni. Le semine, anche i questo caso, hanno confermato grosso modo i livelli dell’anno scorso, mantenendosi attorno a 385mila ettari, mentre in Polonia sono leggermente aumentate, portandosi a 235mila.

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