Il Venture Capital, o fondo di Venture Capital (“capitale di ventura”), è una forma d’investimento ad alto rischio, ma che può anche dare ritorni economici eccezionali. È il tipo di finanza alternativa che a cui si rivolgono le startup, imprese che per loro natura hanno un’alta percentuale di fallimento (3 su 4), ma quando hanno successo garantiscono ai loro investitori exit che li ripagano abbondantemente anche di quanto hanno perduto nelle imprese fallite.

Le persone che fondano o gestiscono un fondo VC sono chiamate Venture Capitalists. Un fondo VC può essere privato, pubblico o misto.

I fondi di Venture Capital sono investitori, ma da dove prendono i soldi che investono?

Mentre i Business Angels investono nelle startup le proprie personali risorse finanziarie, i VC quando si costituiscono devono a loro volta raccogliere capitali, rivolgendosi in prevalenza ai cosiddetti fondi istituzionali, come le fondazioni bancarie, gli enti previdenziali, enti pubblici territoriali, le assicurazioni e le banche.

Quando, sulla base di un proprio business plan,  il VC raggiunge il proprio obiettivo di raccolta, rappresentato dall’impegno formale da parte dei suoi sottoscrittori a erogare i fondi quando richiesto, può iniziare a operare, secondo il proprio focus d’investimento che può delimitare i confini sia rispetto a settori d’interesse: (ICT, biotech, robotica, ecc); sia rispetto alla fase di vita della società in cui s’interviene (seed, early-stage, growth, ecc); sia, ancora rispetto alla quantità massima (o minima) di capitale che può essere erogato nel singolo deal.

Il Venture Capital quando investe acquisisce quote della società e, secondo i casi, aiuta la startup anche a livello operativo, mettendo a disposizione competenze manageriali, tecniche, relazionali che la portino a migliorare; oppure aspetta semplicemente che cresca per fare la sua exit dall’investimento. Generalmente il Venture Capital richiede la presenza nel direttivo della società.

I tre aspetti che convincono il VC all’investimento sono: un team solido e molto competente; un mercato di riferimento molto ampio; un prodotto/servizio che abbia già un vantaggio competitivo.

 

LIMITED PARTNER (LP) E GENERAL PARTNER (GP)

Il fondo Venture Capital è generalmente costituito dai Limited Partners, cioè gli investitori istituzionali più eventuali: family office, holding, fondi sovrani, privati molto abbienti, ecc., ovvero quelli che mettono i soldi; e dai General Partners: le persone fisiche che gestiscono il fondo stesso. Non è escluso che una persona fisica General Partner sia anche investitore (cioè Limited Partner) del fondo.

Il fondo di Venture Capital italiano per essere autorizzato deve avere la forma giuridica della SGR (società di gestione del risparmio).

Secondo AIFI (Associazione italiana Venture Capital & Private Equity) il concetto di Venture Capital negli scorsi decenni si è in parte differenziato tra USA e Europa. Oggi, il significato standard è quello USA che considera il VC un “fratello” del Private Equity, dal quale si differenzia perché si occupa di quell’area molto specifica che è l’investimento l’early stage, ovvero l’insieme dei finanziamenti (seed financing e startup financing) a sostegno di imprese innovative ad alto potenziale di crescita nei primi stadi della loro vita; e di l’expansion financing, ovvero quella serie di interventi effettuati in imprese già esistenti (scaleup) che necessitano di capitali per consolidare e accelerare la crescita in atto e avviarsi verso la exit o l’IPO.

 

I FONDI DI VENTURE CAPITAL ITALIANI

 

  1. Five Seasons Ventures (Il fondo è supportato da InnovFin Equity, insieme alla copertura finanziaria garantita dall’ Unione Europea grazie agli Strumenti Finanziari di Horizon 2020).
  2. Programma 102 VC
  3. Indaco Venture Partners SGR: il più grande Fondo italiano
  4. LVenture Group
  5. Innogest Sgr
  6. Invitalia Ventures (pubblico)
  7. TimVentures (corporate venture)
  8. VentureEU (europeo)

 

 

  1. Five Season VC:

I soci principali nonché co-founder del Fondo VC, sono :

 Giancarlo Addario ( giancarlo@fiveseason.vc); Niccolò Manzoni (niccolo@fiveseason.vc) e Ivan Farneti (ivan@fiveseason.vc). Gli investitori Corp. del Fondo sono particolarmente interessati a start-up con innovazioni di prodotto nel settore agroalimentare (Agritech) sviluppando, per esempio, nuovi ingredienti in grado di ridurre zuccheri, sale e grassi saturi; ma anche digital food, packaging innovativo e nutrizione personalizzata (Articolo: Il Sole 24 Ore, in allegato).

 

  1. Programma 102 VC:

Società digitali e technology driven nei settori: food, fashion, design, travel, real estate, fintech e cyber security. E’ questo il target del nuovo Fondo Programma 102, che parte con 65 milioni all’attivo (hanno  investito, tra gli altri: Fondo Europeo per gli Investimenti, Fondo Italiano d’Investimento, Azimut, Fondazione Sardegna) e un obiettivo di raccolta per arrivare a 200 milioni di masse gestite. Le maggiori masse gestite permetteranno di aumentare la capacità di investimento per singola azienda e nel medio periodo. In questo si cercherà di colmare ulteriormente quello che è ancora oggi l’evidente gap dimensionale tra gli investimenti medi per azienda rispetto al resto del panorama europeo (per non parlare di quello Cinese o USA).Un obiettivo che si raggiunge diventando un player internazionale del panorama europeo, capace di attrarre VC internazionali ma anche di investire in società estere, al fine di innescare un circolo virtuoso. I venture capitalist internazionali, infatti, tendono a favorire operazioni d’investimento di portata maggiore rispetto alla media italiana, preferibilmente in geografie diverse. Per essere maggiormente attraente, il Programma 102 sarà non solo per investimenti dall’early stage, ma anche a later stage con singoli ticket a partire da 1-2 milioni fino a 8-10 milioni per singola società. Il focus rimarrà principalmente su realtà basate in Italia, ma anche imprenditori italiani all’estero e società europee che vogliano entrare sul mercato italiano. Tale effetto leva potrebbe avere risultati sostanziali per sostenere la creazione di nuove aziende innovative di cui il mercato italiano ha un bisogno ormai critico ed essenziale.

 

 

  1. Indaco Venture Partners SGR:

I Fondi di grandi dimensioni sono fondamentali per dare forza all’ecosistema degli investimenti di tipo venture perché aiutano le startup a maturare, a crescere in modo solido e strutturato.             Il nuovo Fondo Indaco Ventures I è stato annunciato con una dotazione di € 130 milioni e un obiettivo di raccolta di € 200 milioni entro la fine dell’anno e fino a un massimo di € 250 milioniL’Italia è ancora indietro rispetto al resto d’Europa e del mondo in termini di investimenti in venture capital, ma il settore sta crescendo, si è fatta molta strada dal 2007 quando un venture capital statunitense disse che l’Italia era il Paese delle startup bonsai.

Oggi con Fondi di grandi dimensioni come Indaco gestiti da team con esperienza che hanno chiuso oltre 50 deal nella loro carriera e che hanno forti connessioni internazionali si è finalmente in grado di consentire alle startup italiane di acquisire dimensioni internazionali e di realizzare ritorni significativi per gli investitori. Il progetto Indaco che si propone come player di riferimento in Italia, è unico perché ha creato una SGR dedicata esclusivamente a investimenti in venture capital e fa leva su un team consolidato. Alla guida del Fondo, Davide Turco in veste di Amministratore Delegato e la SGR è controllata per il 51% dal management, mentre il restante è in mano a Futura Invest che fa capo a Fondazione Cariplo e a Intesa Sanpaolo (i cui principali azionisti sono Fondazione Cariplo e Fondazione Enasarco) deterranno, con quote paritetiche, il 49% di Indaco Venture Partners SGR mentre il 51% della Società sarà posseduto dai cinque key-managers: Davide Turco (Amministratore Delegato), Elizabeth Robinson (Vicepresidente Esecutivo) e dagli Investment Director: Antonella Beltrame, Alvise Bonivento e Valentina Bocca: il progetto poggia sull’esperienza pluridecennale dei suoi manager, che nel panorama italiano si caratterizza per la numerosità delle exit di successo, quali le cessioni a grandi gruppi di Yogitech e Silicon Biosystems, le IPO di Directa Plus, Expert System, Digital Magics ed H-Farm, nonché le positive exit da Igea, Mosaicoon, Timbuktu e Compass. Entro la fine dell’anno il Fondo Indaco Ventures I ha un obiettivo di raccolta complessiva superiore a € 200 milioni (fino ad un massimo di € 250 milioni) da investitori istituzionali italiani e da istituzioni europee interessati sia ai rendimenti attesi di questa asset class e dalla qualità del management team sia alla opportunità di finanziare l’economia reale, la crescita e lo sviluppo di aziende innovative del nostro Paese. Il Fondo investirà in 20-30 società, principalmente startup late stage, attive nei seguenti settori chiave: digitale, elettronica e robotica, medtech e nuovi materiali. Gli investimenti si concentreranno su realtà i cui vantaggi competitivi derivano da tecnologie proprietarie d’avanguardia o da innovazioni che portino ad un’effettiva trasformazione digitale, con team e tecnologie ‘Made in Italy’ – o almeno ‘Developed in Italy’ – nell’ottica di favorire la creazione di qualificati posti di lavoro e, di conseguenza, lo sviluppo innovativo, sostenibile e resiliente del Paese. Il CdA sarà presieduto da Salvatore Bragantini, economista ed ex commissario Consob. Il processo e le decisioni di investimento vedranno un ruolo determinante del management team che sarà supportato da primari advisor tecnologici – “technology champions” – e potrà beneficiare dei servizi di analisi, segnalazione ed advisory di Cariplo Factory, che utilizza i flussi informativi e le competenze della piattaforma GrowITup promossa da Cariplo Factory insieme a Microsoft.

 

 

  1. LVenture Group:

Venture Group è una holding di partecipazioni quotata sull’MTA di Borsa Italiana. Investono in aziende digitali con un grado di innovazione e di business scalabili a livello globale. Il modello di business è basato sulle plusvalenze derivanti dalle exit delle startup in portfolio, che possono avvenire tramite operazioni di M&A o IPO. Grazie al deal flow proprietario, gestito dall’acceleratore LUISS ENLABS “La Fabbrica delle startup”, sono in grado di selezionare le più promettenti startup sul mercato. L’approccio operativo è finalizzato a minimizzare il rischio dell’investimento e a massimizzare le percentuali di successo. Le startup sono seguite in modo proattivo e vengono costantemente supportate da un team di specialisti nel processo di espansione e consolidamento sul mercato. Interventi su due fronti: micro-seed; seed.

 

  1. Innogest Sgr:

Investimenti in settori: digital & heathcare. Creano, finanziano e supportano la crescita di nuove imprese nello spazio digitale e tecnologico. Cercano opportunità in aree in cui l’ecosistema italiano offre un vantaggio competitivo: fashion, lifestyle, retail, food e finance. Sono focalizzati nell’individuazione di aziende con ambizioni globali e hanno sede a Milano, Torino, Ginevra e San Francisco; utilizzano una vasta rete di contatti che copre tutti i principali centri di innovazione e specializzazioni all’avanguardia. In oltre un decennio, hanno investito in 26 aziende digitali raccogliendo oltre € 100 milioni. L’ecosistema italiano sta avanzando, richiedendo più capitale e competenza. In Innogest, offrono questa opportunità con la comprovata capacità di scegliere, costruire e scalare la migliore innovazione italiana. Si concentrano sulla fase iniziale delle iniziative e investono in società ad alto potenziale attraverso una partecipazione diretta al capitale.

 

 

  1. Invitalia Ventures:

Gestisce il primo fondo pubblico-privato italiano di co-investimento, a sostegno dell’innovazione e della Venture Industry del Paese. È controllato da Invitalia, l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo Economico. Nato nel 2015 per dare velocità e operatività allo sviluppo delle imprese ad alto contenuto innovativo, Tech Startup e PMI, Invitalia Ventures è diventato oggi uno dei principali attori del venture capital in Italia, con la sua rete di co-investitori, mette a disposizione non solo capitali di rischio, ma anche know-how e network per lo sviluppo delle start-up italiane.

È dotato di € 86,65 milioni ed è dedicato a investimenti early-stage in startup e PMI innovativi. Grandi sottoscrittori pubblici e privati hanno investito nel Fondo: MISE/Invitalia, Banca Europea per gli Investimenti, Cisco, Fondazione di Sardegna e il Gruppo METEC. Investono nelle migliori Startup/PMI innovative dell’hard tech italiano ad alto impatto socio-economico sul territorio, insieme ad investitori privati nazionali ed internazionali.

 

 

  1. TimVentures:

TIM Ventures è il primo corporate venture capital di Telecom Italia. Investono nelle migliori startup digitali e le supportano nella crescita, creando sinergie industriali con le società del Gruppo Telecom Italia e con il suo network. A oggi, hanno investito in 14 startup italiane ed estere, contribuendo a rendere più dinamico l’ecosistema dell’innovazione italiano ed europeo. Inoltre, collaborano con una rete costituita dai maggiori player della VC industry italiana e partecipano con i a importanti forum globali. Incoraggiano giovani imprese ad alto potenziale, sostenendole nella prima fase di attività e sviluppo. Le aiutano a crescere e a migliorare il credito e la loro reputazione sul mercato.

 

 

 

 

 

  1. Venture EU:

€ 6,5 mld per startup e scaleup. La Commissione Europea e l’European Investment Fund (EIF) hanno annunciato la nascita di VentureEU. Si tratta di un programma paneuropeo di fondi di venture capital con l’obiettivo di dare una spinta agli investimenti in startup e scaleup innovative di tutto il Continente. La notizia, riportata sul sito della Commissione Europea, evidenzia una serie di numeri che parlano di una prima iniezione di capitale da € 410 milioni che negli obiettivi dovrà generare una raccolta di € 2,1 miliardi di ulteriori investimenti da parte sia di entità pubbliche sia private. Il tutto al fine di generare una quantità di denaro complessiva da destinare a startup e scaleup nell’ordine dei € 6,5 miliardi. Un ulteriore obiettivo che la Commissione Europea si pone è quello di accrescere il valore medio dei fondi che oggi è pari a € 56 milioni contro i € 156 milioni del valore medio dei fondi Usa. Ciò nell’ottica anche di aumentare le Unicorn europee che nel 2017 sono state 26 contro le 109 statunitensi e le 59 cinesi. Sempre secondo le previsioni della Commissione Europea questa iniziativa avrà impatti finanziari positivi su circa 1500 startup e scaleup dell’Unione. Più nel dettaglio i € 410 milioni e oltre arriveranno da risorse di EIF, per € 67 milioni, da Horizon2020 InnovFin Equity per € 200 milioni, dal programma COSME per le piccole e medie imprese per € 105 milioni e dall’European Fund for Strategic Investments (EFSI) per altrettanti € 105 milioni. Saranno creati 6 fondi di fondi che investiranno in altrettanti fondi di investimento operando ognuno in almeno quattro Paesi della UE e in settori che vanno da information and communication technology al digitale, dalle life science alle tecnologie mediche, dall’efficienza della gestione delle risorse a quella dell’energia.

 

Il venture capital finanzia imprese di recente costituzione o da costituire, acquisendo partecipazioni significative per cederle dopo un certo tempo (3-5 anni) nell’intento di realizzare un elevato rendimento in termini di capital gain. 

Il venture capital offre non solo risorse finanziarie, ma anche: anche: competenze professionali strategiche; competenze finanziarie; know how manageriale e tecnologico; conoscenze di marketing e di organizzazione; rete di contatti (finanziari e non) in ambito nazionale e internazionale.

L’Europa cresce in aggregato e nei singoli Paesi (a eccezione dell’Italia), molti più fondi chiudono raccolte importanti oltre i 100 milioni di dimensione media e hanno così ingenti risorse da investire; e ciò ha un impatto anche in Italia, dove appunto i fondi stranieri concludono 1 operazione su 2, facendo concorrenza ai fondi italiani e quindi contribuendo a soddisfare gli imprenditori nazionali che riescono a spuntare valutazioni più generose.

Italia, sempre più terra di conquista è vero, ma rimane alta la speranza di poter beneficiare della nuova brillante iniziativa di sistema promossa dal Fondo Europeo degli Investimenti e la Commissione Europea, che si pone l’obiettivo di mobilitare fino a € 6,5 miliardi nei prossimi anni “to boost venture capital investment in Europe’s innovative start-ups”.

Secondo il report Invest Europe, in Europa nel 2017 ci sono state circa 3.800 exit, per un valore al costo pari a € 42,7 miliardi, con un 14% in IPO; di queste il Venture Capital pesa per il 31% con circa 1.200 società e un valore al costo di € 2,1 miliardi.

In Europa si corre per vincere; in Italia si aspetta ancora di scendere in campo; occorre puntare con convinzione sulle startup italiane, sfruttando la leva dell’internazionalizzazione: è tra i principali messaggi lanciati durante l’Italian Investment Showcase, il primo forum dedicato all’incontro tra il mondo dell’innovazione e quello del mercato dei capitali, promosso da AGI – Agenzia Giornalistica Italiainsieme ad Assolombarda e Unindustria.

L’evento –due giorni di workshop, incontri e confronti – tenutosi l’11 e il 12 aprile 2018 nella sala Biagi di Palazzo Lombardia- ha messo di fronte l’ecosistema dell’innovazione italiano e alcuni tra i principali investitori mondiali in questo settore.

Sebbene l’obiettivo di un miliardo di investimenti in capitale di rischio entro il 2018 fissato da Marco Bicocchi Pichi, presidente di Italia Startup, sembri un miraggio, emerge un sostanziale ottimismo all’interno dell’ecosistema. Tanto che Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, durante il suo intervento in apertura del forum, ha parlato addirittura di “nuovo Rinascimento”, sottolineando come la Lombardia investa il 3% del suo PIL in progetti ricerca e sviluppo.

Anche Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI (Associazione Italiana Private Equity, Venture Capital e Private Debt) che aggiunge: «L’Italia è alla vigilia di un momento favorevole per gli investimenti, anche grazie alla ripresa economica in corso. Negli ultimi anni poi gli investitori internazionali in capitale di rischio sono stati molto presenti, il che mette in risalto un interessamento significativo nei confronti delle imprese del nostro Paese».

Tuttavia, va detto, come sottolineato durante l’incontro proprio da Bicocchi Pichi, che l’Italia è un Paese pieno di talenti, ma sarebbe un errore paragonarci a USA o Israele in quanto a innovazione. E in più i round delle nostre startup sono estremamente inferiori rispetto a quelle resto del mondo. Ecco perché, si spera, la vera spinta al cambiamento può arrivare da quegli investitori stranieri che in Italia vedono potenzialità di business e idee imprenditoriali di qualità o scalabili.

Alcuni di questi attori istituzionali internazionali erano anche presenti all’Italian Investment Showcase, per ascoltare i pitch delle startup partecipanti, ma anche per valutare eventuali opportunità di business.

Eccone alcuni:

  • Bioveda Capital

Fondata nel 2001 a Singapore, opera tramite un fondo di venture capital che investe in società early stage nel settore healthcare. Fino a oggi ha effettuato 9 investimenti (in 8 aziende) tra cui Renovis (34 milioni, Series B) e ASLAN Pharmaceuticals (22 milioni, Series D).

  • Cukierman

Tra le principali società di investimento israeliane in corporate finance. Fondata nel 1993 opera con un team specializzato nei settori life science, technology, media e telecomunicazioni, green technology, e real estate industries.

  • Cyber Agent Ventures Japan

Fondata ad aprile 2006 è una società di venture capital con quartier generale a Tokyo. E-commerce, social media e curated web i settori su cui sono focalizzati gli investimenti, che a oggi ammontano a quota 139 milioni. Tra i più grossi round di investimento va ricordato quello per Silvair ($ 12 milioni) a novembre 2016.

  • Day One Capital

Società ungherese che gestisce un fondo da 5 milioni di cui 3,5 dedicati a investimenti seed e 1,5 al pre-seed. I principali settori su cui si sviluppa l’attività del fondo sono healthcare, software, design e biotecnologie.

 

 

 

  • Eos Partners

Fondo di private equity attivo con sede a New York fondato nel 1994. Secondo quanto riportano i dati di Crunch Base ha effettuato in totale 4 investimenti (da 40 a 70 milioni per ogni round, in linea con le cifre del private equity) e una exit.

  • Galata Business Angels

Associazione di business angels turca che effettua investimenti di tipo seed. Operativo dal 2011 ha finanziato 14 società tramite 17 investimenti. A settembre 2016 ha co-investito 2,2 milioni in Insider piattaforma digitale multicanale per la gestione dei dati.

  • Gatewest Capital

Fondo di venture capital maltese con focus sull’Internet of Everythings, un mercato che, secondo i dati di una ricerca effettuata da Cisco, offre opportunità di mercato per circa $ 14mila miliardi. (https://www.cisco.com/c/m/it_it/tomorrow-starts-here/ioe.html).

  • GVA Capital

Con sede nella Silicon Valley, GVA Capital è un fondo di venture capital con $ 120 milioni. Oltre venti investimenti e una exit al suo attivo, il fondo focalizza la sua attività di investimento prevalentemente su intelligenza artificiale, fintech, robotica, big data e veicoli autonomi.

  • Intellectual Venture

Nato nel 2000, con sede principale a Washington, si definisce un fondo di MICRO VC focalizzato sul business delle invenzioni. Al momento nel portfolio compare un solo round di finanziamento (da 4,3 milioni ma non è esclusa la partecipazione di altri investitori, sulla startup coreana Social Network).

  • Keiretsu Forum Turkiye

Anima turca del più noto Keiretsu Forum fondato a San Francisco nel 2000. Si tratta di una comunità di investitori attivi nel private equity e venture capital con focus d’investimento in biotecnologie, scienze della vita e clean tech.

  • Q Ventures

Club di investimenti londinese fondato nel 2014 che effettua co-investimenti in società early-stage. Vanta un portfolio di 39 società e ha realizzato due exit. Nessuna focalizzazione specifica per quanto riguarda i settori di investimento.

  • Shurooq

Fondo di venture capital arabo con sede ad Abu Dhabi focalizzato sulla promozione dell’emirato Sharjah attraverso l’innovazione e idee di business rivoluzionarie. A oggi, nel suo portfolio, compaiono soltanto 2 investimenti.

  • Weru Investment Japan

Fondo di venture capital giapponese, con sede a Tokio, specializzato in investimenti in società early stage si propone come punto di unione tra le istituzioni le imprese e il mondo accademico giapponese

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *